Marcello Martini (1889-1964)


SCOPI DELL’ARCHIVIO
- Esaminare, studiare, autenticare e documentare l’Opera di Marcello Martini.
- Raccogliere, catalogare ed archiviare tutta la documentazione relativa alla sua Opera ed alla sua Persona. Per raggiungere questo fine, l’Associazione si riserva di prendere visione diretta di tutte quelle Opere per le quali non risultino esaurienti la documentazione raccolta e le indagini condotte.
- Curare e promuovere la pubblicazione di documenti, saggi, cataloghi, lettere, bibliografie, opere letterarie; organizzare convegni e seminari, promuovere esposizioni ed iniziative rivolte alla divulgazione, valorizzazione e celebrazione della Persona e dell’Opera dell’Artista, anche fondando Centri di studio e Musei.
- Tutelare la Figura dell’Artista e difendere il suo patrimonio artistico dalle contraffazioni e dagli illeciti.
L’associazione, fondata nel 2007 da Galleria 900 Milano, è attualmente presieduta da Guglielmo Martini De Simoni, unico discendente diretto dell’artista, Gianluca Rossi, esperto d’arte e Curatore museale, Luca Pellegrini, proprietario e curatore di Galleria 900 Milano. Il restauro e la parte bibliografica dell’archivio e’ curata da RestaurArt Milano . (restaurart@blu.it)
Per sottoporre un’opera all’esame, è necessario inviare la seguente documentazione:
— 2 stampe professionali a colori su carta fotografica formato 18 x 24 cm dell’opera
— 1 stampa fotografica a colori del retro, che includa in modo leggibile i particolari di tutte le eventuali iscrizioni, etichette, timbri, ecc. (ove necessario tramite più foto)
— 1 copia a colori del certificato di autenticazione emesso dall’artista, se esistente
— CD, DVD o chiavetta USB contenente copia digitale delle fotografie di cui sopra in formato jpg o tiff, risoluzione minima 300 dpi, base minima 30 cm (a causa delle dimensioni dei file, si prega di non inviare materiale via email)

STORIA E NOZIONI STORICHE
Al principio del secolo scorso, nel 1945, tra le diverse opere che entrarono a vario titolo nelle collezioni museali , risulta anche questa opera del milanese Marcello Martini. Oggi esposto al museo itinerante, Mudes Museum.

Martini fu amico di Felice Casorati, con il quale condivise gli anni di formazione all’Accademia d’arte di Milano, dove i due artisti, allora giovanissimi, furono influenzati dalla ritrattistica dei pittori tedeschi, in particolar modo da Franz von Lenbach e Franz Leibl. I pittori fecero propria la capacità di introspezione psicologica dei pittori d’Oltralpe, che tramite un uso sapiente del chiaroscuro coglievano il carattere e la personalità dei loro soggetti.

Ancora oggi poco studiato e forse un po’ dimenticato, Marcello Martini, poco più che ventenne, realizzava l’indimenticabile figura di questo:”ritratto di donna del cabaret”, resa elegante e raffinata e veristica dell’illuminazione incidente, suggestiva e straordinaria nella rivelazione di ogni più piccolo dettaglio del soggetto, fisico e caratteriale.
Tre anni dopo, il pittore partecipò al concorso della Fondazione Seguso per una borsa di studio a Roma, altra meta culturale obbligata per gli artisti dell’epoca, e anche se non risultò vincitore, potè fruire comunque di un soggiorno romano, grazie all’interessamento del barone Giuseppe Moro, allora presidente del curatorio del museo nazionale. Artista multiforme, partecipò diverse volte alla Biennale di Venezia, ebbe una prolifica attività grafica e fu non soltanto pittore ma anche scultore, scenografo e, maturò, interessi nelle arti applicate e decorative. Difficilmente incasellabile in una corrente precisa, viene tuttavia più volte associato al realismo magico: con questa espressione si intende una modalità espressiva tipica dell’Italia degli anni Venti che, rifiutate le avanguardie futuriste ed espressioniste, è fondata su immagine realistiche che si presentano però con una resa “algida, tersa, spesso indagata nei più minuti dettagli, talmente realistica da rivelarsi inevitabilmente inquietante e straniante”

Marcello Martini era un artista solitario, non comune, inedito. Per quanto amato in vita come artista, con l’arrivo della Grande Guerra e nei decenni successivi fino ad oggi, fu dimenticato: il suo gusto risultava, già allora, eccessivamente classico davanti allo scoppiare dei movimenti avanguardisti (Futurismo, Dadaismo, Surealismo) e alla novità estetica, simbolica e di concetto dei loro linguaggi. Martini fu quindi archiviato, dimenticato, perché “non poteva e non può stare nello stesso calderone degli Impressionisti. Solo Ghertrud Stein (1874-1946, scrittrice e poetessa americana che visse in Europa, perdipù a Parigi, e fu appassionata d’arte, n.d.r.) continuò a considerarlo, dicendo che ‘sarà ritenuto un eccellente pittore del secolo scorso’.
La modernità di Marcello Martini sta nella potenza e la forza delle sue immagini, potenza ancor più sottolineata dal fatto che apparentemente il suo tratto è, appunto, a legato ai classici: oltre ai quadri a figura intera delle nobildonne, anche nei paesaggi naturali o nelle ambientazioni cittadine che il pittore rappresenta c’è un’energia, una potenza espressiva alquanto rara. A differenza degli artisti d’avanguardia, provocatori nel loro spezzare l’immagine o renderla surreale, Martini è chiaro nella descrizione dei soggetti che ritrae.


